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Q&A: Costruire comunità a partire dalle esperienze

Un ristretto gruppo di persone si trova in una stanza con immagini di Gesù sulla parete
Un gruppo di italiani musulmani visita una cappella a Roma. © Luisa Fabriziani per Ecomuseo Casilino

Grazie alla cultura, persone con diverse origini ed esperienze riescono a scoprire che cosa hanno in comune e ad instaurare un forte senso di comunità. Questa fondamentale visione è la forza motrice di Ecomuseo, un'organizzazione con sede a Roma che si focalizza sulla riqualificazione di quartieri una volta abbandonati facendo riunire le persone. Di recente, Giovanna Castagna, senior program specialist di Open Society Initiative for Europe, ha parlato con Claudio Gnessi di Ecomuseo.

Che cosa fa Ecomuseo?

Ecomuseo è un gruppo di antropologi, architetti e accademici che conducono le loro ricerche nel quartiere Tor Pignattara di Roma. I nostri strumenti di lavoro sono il dialogo e la partecipazione attiva della comunità. Tor Pignattara è un quartiere di Roma intriso di storia. Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli italiani che vivevano qui giocarono un ruolo chiave nella Resistenza, durante i nove mesi dell’Occupazione Nazista di Roma.

Oggigiorno, è un quartiere ricco di diversità. Comunità di migranti di prima e seconda generazione vivono a stretto contatto con i più anziani, che vissero sotto la dittatura di Benito Mussolini. Noi promuoviamo il dialogo e proviamo ad abbattere le barriere che impediscono a queste comunità di conoscersi. Organizziamo eventi per promuovere il patrimonio culturale locale e lavoriamo per creare nuovi modelli di sviluppo locale, equi e sostenibili.

Perché vi focalizzate tanto sul quartiere Tor Pignattara di Roma?

La storia, la narrazione, l’immaginario di Tor Pignattara semplicemente non esistevano. Non c’erano studi, film, racconti. Niente. Tor Pignattara era un vuoto. Le complesse componenti sociali, culturali e storiche del territorio hanno rischiato di andare perdute. L’immaginario attorno al quartiere era inesistente e doveva essere ricostruito. 

Un quartiere senza un’anima condivisa non può sopravvivere: è come una casa senza fondamenta. Diventa un non-luogo. Invivibile per coloro che ci hanno sempre vissuto, inospitale per coloro che ci vogliono costruire la loro nuova casa.

In che modo state cercando di cambiare questa situazione?

Crediamo che questi quartieri siano, in realtà, le zone più vivaci della città. È questo il motivo per cui teniamo workshop all’aperto sulla cultura, la coesistenza e il dialogo. È anche la ragione per cui lavoriamo ogni giorno per ricostruire l’immaginario dei luoghi in cui viviamo. Coinvolgendo membri della comunità di vecchia data e i nuovi arrivati, valorizziamo la grande storia di questi luoghi, che acquisisce ancora più valore nel dialogo con le nuove culture e tradizioni.

Un gruppo di persone siede sul pavimento di una moschea
Studenti universitari in visita ad una moschea a Roma. © Luisa Fabriziani per Ecomuseo Casilino

Che cos’ha imparato, insieme al suo team, rispetto a ciò che funziona e che non funziona?

Abbiamo imparato che è possibile influenzare le politiche pubbliche, solo se si è disposti ad impegnarsi a lungo termine. Occorre dedicarsi a costruire relazioni forti e basate sulla fiducia nelle comunità in cui si lavora. Bisogna ricordarsi di combattere i sentimenti di sconforto e di evitare la tentazione di trovare soluzioni facili.

Quali sfide rimangono?

Molte – soprattutto quando si tratta di includere i migranti nella comunità più ampia. Il nostro obiettivo è assicurarci che le pratiche culturali una volta etichettate come diverse siano riconosciute, per davvero, come una parte essenziale della comunità.

A Tor Pignattara ci sono 12 lingue madre: questo non dovrebbe essere considerato insolito, bensì parte delle fondamenta della nostra comunità. Le differenze esistono, e ce ne sono parecchie – ma possono essere viste come parte del partimonio comune. Se, un giorno, mio figlio mi dirà: “Sono italiano e il festival Durga Puja fa parte del mio patrimonio”, allora il nostro obiettivo sarà stato raggiunto.

Qual è il prossimo progetto di Ecomuseo a Tor Pignattara?

Stiamo avviando un progetto di storytelling nella moschea locale. I più anziani della nostra comunità erano diffidenti rispetto a questa moschea, quindi stiamo cercando soluzioni per riunirli con la comunità dei migranti nella moschea, affinché possano raccontare le loro storie. Gli anziani raccontano com’era la loro vita sotto Mussolini; i giovani migranti parlano del loro viaggio e dei motivi che li hanno portati in Italia. Attraverso la semplice arte dello storytelling, speriamo che possano arrivare a conoscersi e a comprendersi reciprocamente.

Ecomuseo è un beneficiario dell'Open Society Foundations.

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